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Curarsi nell’acqua

Gli esercizi di Riabilitazione in acqua
consentono un recupero migliore in tempi più brevi

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L’acqua è vita, salute e benessere. Gli effetti benefici dell’acqua sono ben conosciuti fin dall’antichità: Medici quali Ippocrate, e in seguito Galeno, proponevano immersioni in acqua, massaggi e tecniche di terapia manuali per la cura di numerose affezioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, tanto che potremmo dire che rappresentano i padri della Fisioterapia, e dell’Idroterapia in particolare.

IDROKINESITERAPIA

Alcune testimonianze riportano che anche i Medici romani erano soliti proporre immersioni in acqua calda e fredda. Le sedute di Riabilitazione in acqua, quindi, non sono una novi- tà, ma le antiche tecniche di Idroterapia contavano unicamente sui benefici che l’acqua stessa, come elemento vitale, poteva dare. Ai giorni nostri parliamo un linguaggio diverso, tanto che si parla di Idrokinesiterapia e non di Idroterapia. Durante l’immersione in acqua, la diminuzione del peso rende i movimenti meno stressanti per le articolazioni e alleggerisce il carico sugli arti inferiori. La differenza potrebbe sembrare superficiale, ma la proposta terapeutica è sostanzialmente diversa. Si passa dalla semplice immersione in acqua (Idroterapia), all’esecuzione di esercizi effettuati in acqua e mirati alla risoluzione di un problema (Idrokinesiterapia). Per chiarire meglio la differenza, analizziamo la parola nelle sue parti “idro” (acqua), “kinesi” (movimento) e “terapia” (perseguire la guarigione): l’Idrokinesiterapia consiste dunque nel “perseguire la guarigione attraverso il movimento in acqua”. Alla luce di tutto ciò, è opportuno proporre ai Pazienti di andare in piscina a nuotare, oppure proporre una pratica di moda come l’Aquagym? La risposta è ovviamente negativa. Il nuoto è uno sport completo e consigliabile a tutti, ma resta uno sport, non un’esercitazione terapeutica. Nel nuoto si ricerca il miglioramento delle prestazioni privilegiando la posizione orizzontale e l’idrodinamicità (la capacità di offrire la minor resistenza possibile all’acqua). Nella Riabilitazione si utilizza invece l’esercizio in acqua per raggiungere una migliore condizione neuromotoria sulla terra. I progressivi sviluppi della Fisioterapia hanno evidenziato in modo sempre più convincente l’importanza dell’Idrokinesiterapia in Riabilitazione. L’acqua è ormai vista non più come semplice supporto del progetto di recupero, ma come un elemento decisivo per ottenere risultati non perseguibili in un ambiente condizionato dalle leggi della forza di gravità.

PERCHE’ L’ACQUA

Le possibilità terapeutiche che derivano dalle opzioni offerte dall’acqua, non ripetibili a secco, possono essere sfruttate dal Fisioterapista per raggiungere obiettivi specifici di recupero con modalità e tempi diversi rispetto a quelli usati in palestra, facilitando così la riacquisizione delle competenze motorie compromesse. Tutto questo avviene grazie al fatto che l’alterazione della relazione organismo/ambiente, che avviene nella persona immersa in acqua, determina modificazioni dei comportamenti biomeccanici. Di conseguenza, avviene una riorganizzazione delle interazioni senso-motorie e cambiamenti nelle gerarchie funzionali del Sistema Nervoso Centrale. Una volta chiarito il perché sia opportuno sfruttare le opzioni offerte dall’acqua, cerchiamo di affrontare “come” eseguire le esercitazioni. Questo aspetto è oltremodo importante, poiché per definire “riabilitativa” un’esercitazione motoria, questa deve rispondere a requisiti precisi di posologia (quantità e durata degli esercizi), ripetitività e specificità. In acqua, dobbiamo tener conto delle caratteristiche particolari dell’ambiente in cui operiamo.

DIMINUIZIONE DEL PESO

La diminuzione del peso è il primo aspetto che notiamo appena ci immergiamo: l’immersione fino alla linea ombelicale corrisponde a una diminuzione pari al 50% del peso corporeo, fino alla linea mammillare del 70%, mentre con l’acqua alla base del collo in pratica si annulla il peso corporeo. Questo permette di rendere i movimenti meno stressanti per le articolazioni, consentendo esercitazioni impensabili a secco. Per fare un esempio, in acqua possiamo chiedere di camminare a un Paziente che ancora non può sopportare il carico sugli arti inferiori a seguito di un intervento chirurgico o di un trauma.

LA RESISTENZA DELL’ACQUA

La resistenza offerta dall’acqua è graduale e senza punti morti. Ciò consente di mantenere una tensione muscolare uniforme durante i movimenti, favorendo il recupero del tono e della flessibilità musco. La particolare resistenza dell’acqua consente di mantenere una tensione muscolare uniforme, favorendo il recupero del tono e della flessibilità muscolare. Per esaltare ulteriormente questa caratteristica si utilizzano piccoli attrezzi, galleggianti e non, per favorire il movimento oppure contrastarlo ulteriormente quando si vuole un rinforzo muscolare intenso.

PRESSIONE IDROSTATICA

Anche la pressione idrostatica, la forza esercitata dall’acqua perpendicolarmente sui corpi immersi, aiuta l’allenamento della cosiddetta sensibilità propriocettiva, quel sofisticato meccanismo che informa il sistema nervoso sui movimenti che il nostro corpo sta compiendo (ad esempio velocità, direzione, forza, stato dei muscoli e dei tendini). Ciò rende l’acqua un ottimo mezzo di condizionamento aerobico, migliorando l’efficienza del sistema respiratorio e cardiovascolare.

TEMPERATURA

La temperatura mantenuta all’interno delle vasche riabilitative (32°- 35°) aumenta la vascolarizzazione dei tessuti, migliorando l’ossigenazione e favorendo il recupero muscolare da stati di irritazione anche cronici. Inoltre, sfruttando i benefici del movimento a livelli diversi di temperatura, avremo grandi vantaggi anche nelle fasi di riabilitazione caratterizzate da difficoltà circolatorie dovute a una prolungata immobilità.

PERCORSI PERSONALIZZATI

Queste e altre caratteristiche sono certamente utili per stendere un programma riabilitativo adeguato ed efficiente, a patto che non si ragioni schematicamente per “protocolli”, ma che ogni proposta terapeutica nasca dopo un’attenta valutazione della condizione del Paziente e delle sue esigenze. La Riabilitazione in acqua può comunque essere rivolta alla quasi totalità delle patologie ortopediche o neurologiche. La durata della seduta, la frequenza e la tipologia degli esercizi saranno valutati e dosati singolarmente dal Fisioterapista.

Concludendo, possiamo affermare che, in virtù dell’esperienza quotidiana e delle evidenze scientifiche, l’acqua sia uno strumento terapeutico fondamentale. Il suo utilizzo migliora qualitativamente il risultato della riabilitazione, permettendo ai Paziente di raggiungere in tempi più brevi (e mantenere più a lungo) il massimo recupero possibile, migliorando sensibilmente la sua qualità di vita.

Dott. Ugo Cavina
Fisioterapista
Responsabile Reparto di Fisioterapia
Poliambulatorio Fisiodome San Lazzaro di Savena (Bologna)

Dott. Giovanni Campagnoli
Specialista in Fisiatria
Direttore Sanitario
Poliambulatorio Fisiodome San Lazzaro di Savena (Bologna)

Tratto da Elisir salute & benessere – settembre/ottobre 2014